Fallimenti: procedure in calo, ma non a causa della ripresa

La Cassazione si è espressa sul tema della responsabilità dell’amministratore delegante restringendone l’ambito alla violazione della diligenza richiesta in base alla natura dell’incarico e alle competenze specifiche del delegante, che deve agire in modo informato ma svincolato (ed in questo sta la novità) dall’obbligo di vigilanza sull’operato dei delegati, salvo che dalle informazioni ricevute sorgano segnali di allarme e di pericolo.

Su ItaliaOggi Sette di lunedì 10 ottobre, un articolo è dedicato alle interpretazioni possibili per il dato del “-2,5%” che ha interessato i fallimenti delle aziende italiane nel secondo trimestre del 2016.

L’interrogativo di partenza, in sostanza, riguarda il dubbio che si tratti davvero di un possibile sintomo di ripresa, oppure che questo dato debba essere rimesso a una lettura più articolata.

Ecco l’estratto del mio contributo alla discussione.

Per un operatore del settore è difficile percepire una rilevanza della variazione del 2,5 % sul numero dei fallimenti «che può anche essere solo frutto di una qualsiasi congiuntura passibile dunque di smentita nel semestre successivo», afferma Gianfranco Benvenuto, fondatore dello Studio legale Benvenuto, specializzato in crisi di impresa.

«La percezione è che la diminuzione nel numero delle dichiarazioni dei fallimenti sia legata alla diminuzione del numero delle imprese fallibili sul territorio nazionale, significativo di una situazione depressiva, o in ogni caso ad un decremento delle aziende tout court, altrettanto significativo di una situazione economica compromessa», aggiunge Benvenuto, sottolineando che nel nord Italia esistono interi distretti imprenditoriali che sono stati forte mente colpiti dalla crisi e che non si sono ancora risollevati: «penso al territorio di Vercelli, Biella, Varese dove il tasso di disoccupazione è molto elevato e le imprese che hanno finora resistito assistono alla progressiva desertificazione del mercato di riferimento che porterà loro ad una prossima probabile crisi: dunque, in conclusione, almeno dal mio osservatorio, non vedo significativi elementi di ripresa».

Il significato di questa lenta riduzione del numero dei fallimenti «non è ancora legato ad una ripresa economica ma è possibile che sia sintomatico di un’avvicinamento ad una situazione di equilibrio tra le aziende che sono riuscite a superare la crisi e la domanda che è in grado di esprimere il mercato; dunque in quest’ottica è possibile che si stiano per creare le basi per un nuovo avvio economico anche se occorre riflettere sul fatto che si è ancora lontani da una fase fisiologica di insolvenze: infatti rispetto a 7 anni fa i fallimenti sono cresciuti di oltre il 64%, cifre rispetto alle quali le diminuzioni del 2,5% fanno sorridere», conclude Benvenuto.


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